"La libertà costa cara, molto più cara della schiavitù"

Il governo ci ricasca: mascherine calmierate

Contrordine: le mascherine chirurgiche, non servono più.

O meglio, tali presidi medici con i quali abbiamo attraversato le prime 3 ondate della pandemia, non sembrano essere più così efficaci nel contenimento della nuova variante del più grande flagello che la storia abbia mai conosciuto.

E dunque, il grande mostro burocratico capitolino ha partorito in unione con la tecno-crazia sanitaria l’obbligo di mascherine Ffp2 oltre che per i treni a lunga percorrenza, per i regionali e per tutti i mezzi del trasporto pubblico locale, dai tram agli autobus alle metropolitane, anche per accedere a musei, teatri, cinema, palazzetti dello sport e stadi di calcio. Praticamente ovunque.

E con i prezzi alle stelle, dovuti all’esplosione della domanda e con la solita improvvisazione, leitmotiv proprio anche del governo dei migliori, si è ricorsi alla più inefficiente ma quanto mai semplice, regina delle soluzioni: la calmierazione.

Eppure nonostante le evidenze storico-letterarie e le recenti esperienze con i precedenti modelli di mascherine, la testa a palazzo Chigi è dura e la storia si ripete. Ma cerchiamo di capire perché il porre un tetto ai prezzi di qualsiasi cosa è una misura tossica e non risolutoria per l’economia. Lo facciamo con un piccolo esempio tratto da “Close Up Engineering“.

Immaginate che nello Stato di Virolandia siano prodotte e vendute 3 mascherine al giorno, con un unico venditore disponibile. Gli abitanti sono 5: Burioni, Pregliasco, Bassetti, Viola e Crisanti.

Burioni e Pregliasco, con uno stipendio basso sono disposti a spendere massimo 20 euro per una mascherina, mentre Bassetti e Viola anche 50 e Crisanti, il più ricco del Paese, anche 60. L’unico venditore venderà a 50 euro le 3 mascherine disponibili accontentando solo Viola, Bassetti e Crisanti (che addirittura spende 10 euro in meno di quanto sarebbe disposto a fare).

Il Governo decide così al termine di un Consiglio dei Ministri per aiutare Burioni e Pregliasco di fissare il prezzo massimo che chiedono loro: 20 euro.
Il venditore, onesto e rispettoso delle regole, apre la mattina dopo e scrive accanto all’insegna: MASCHERINE A 20 EURO!
Arriva così Crisanti che spendendo proprio quei 60 euro, BOOM compra tutte e 3 le mascherine, e a restare senza mascherine ora sono in 4 anziché 2.

Siccome in questo momento le mascherine presentano una elevatissima domanda, posto che senza almeno teoricamente si rischia il confinamento domiciliare, non è detto che la produzione giornaliera riesca a soddisfarla tutta. Lasciar fluttuare i prezzi permette alle persone che sentono una maggior necessità di quel bene di ottenerlo perché coloro che non hanno una necessità altrettanto elevata non pagheranno un prezzo più alto rispetto al prezzo associato al loro bisogno.

Con un prezzo bloccato è possibile che determinate persone e determinate imprese facciano incetta di questi beni per poi rivenderli nel mercato nero con un prezzo maggiorato. Perché quando una certa attività non trae profitto dal prodotto che sta vendendo o addirittura il saldo tra il costo dell’acquisto e il beneficio determinato dalla vendita è negativo, o smette di acquistarlo dalle industrie che lo producono o, se affine a certe condotte malavitose, usa tale seconda opzione.

Eppure basterebbe rileggersi qualche passo di un testo che possediamo inevitabilmente tutti in casa per uscire dal lockdown cognitivo e comprendere come ad un aumento spropositato della domanda si risponde solo con un’aumento dell’offerta o con una progressiva riduzione della domanda.

L’approccio al problema però resta ancora una volta convintamente ideologico. Nonostante uno dei più celebri anti-mercatisti, ormai 100 anni fa, scriveva che “la storia insegna ma non ha scolari“.

Mario Draghi sta lavorando per calmierare anche una volta il prezzo delle mascherine. Ma le farmacie possono aderire liberamente all’iniziativa e le insidie economiche restano tante.

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