"La libertà costa cara, molto più cara della schiavitù"

M5S e quest’ansia di difendere i terroristi

Ci hanno provato in molti nelle scorse settimane tra le fila dell’area pentastellata della maggioranza a rivalutare positivamente il neo-autoproclamato Emiro dell’Afghanistan.

Ci ha provato ad esempio Giuseppe Conte che in una delle sue consuete uscite pubbliche, mettendo in imbarazzo il suo compagno di partito Di Maio e prima di essere sommerso di polemiche, dichiarava la necessità di un “dialogo serrato con i Talebani” aggiungendo che il nuovo regime possiede “un atteggiamento abbastanza distensivo“.

Oggi ci pensa invece Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, pupillo e scudiero proprio dell’ex Presidente del Consiglio, dalle pagine del suo giornale a rincarare la dose riguardo il recente attentato all’aeroporto di Kabul e tentare un’insperata difesa dei taglia-gola salafiti: “Quindi sarebbero i talebani che, accingendosi a governare, hanno avuto la bella idea di organizzarsi una strage di civili a casa propria“. Aggiungendo inoltre che “questi poveretti (coloro che pensano ciò) non sanno che la strage imporrà più di prima il dialogo coi talebani, unico potere sul campo in grado di impedire un governo dell’Isis“.

Insomma per il direttore del Fatto gli unici a poterci difendere dal pericolo di una nuova escalation terroristica in Europa sarebbero proprio i Talebani che per bontà loro, sotto il comando del proprio leader Osama Bin Laden, solo vent’anni prima, teorizzarono e misero in pratica l’attentato al World Trade Center a seguito del quale morirono quasi 3000 persone. Sic!

A concludere l’increscioso quadretto ci pensa Alessandro di Battista, che sebbene risulti uscito formalmente dal Movimento da ormai 5 mesi, specie sui temi di politica estera dimostra ancora una volta una forte adesione ideologica ai militanti pentastellati e con questi al proprio leader. L’ex-ribelle con un post su Facebook, dopo aver rifilato una ormai banale stoccata anti-americana, conclude invece teorizzando un complotto: “Oggi i carnefici si travestono da benefattori ed i bugiardi seriali da opinionisti televisivi. Dopo 20 anni di manipolazione in cui hanno deciso cosa farci sapere e cosa no, quel che andava mostrato e cosa no, quel che andava mostrato e quel che era meglio (per loro)“.

Insomma non si riesce mai ad arrivare al nocciolo della questione. Ossia che i Talebani seppur dissimili da altre ramificazioni fondamentaliste e radicali sono pericolosi terroristi e fanatici religiosi. Che non hanno instaurato un nuovo assetto democratico e liberale ma si sono sostituiti con le armi ad un governo democraticamente eletto e che si, durante la presenza americana sul suolo afghano, furono relegati ai margini delle aree urbanizzate permettendo la tutela dei diritti “occidentali” a gran parte dei cittadini afghani.

Con questo difendo e tollero l’occupazione e l’ingerenza in aeternum di uno stato sovrano sopra ad un altro? Assolutamente no. Ma noto un frequente ammiccamento insito nell’area pentastellata verso una forma di auto-governo non proprio fedele ai tanto sbandierati principi 700esci di cui il Movimento si fa portavoce.

D’altronde non è mica la prima volta che nelle crisi istituzionali i grillini manifestino o per spirito di anticonformismo o per interessi di partito, apprezzamento verso regimi o meglio autarchie non propriamente democratiche. Ricorderete, perché fece molto scalpore, la visita del garante del Movimento, Beppe Grillo, all’ambasciatore cinese a Roma solo pochi mesi fa. Gli stessi cinesi che hanno fatto capire di guardare, sia per interessi economici che per comunanza di vedute, con occhio di riguardo il nuovo regime talebano e costituiscono l’unica nazione mondiale assieme alla Russia a potersi permettere un’ambasciata a Kabul che operi a pieno regime e in totale sicurezza.

Dunque per i campioni dell’onestà e gli avanguardisti del giustizialismo si chiude un cerchio. Se frequenti sono le manifestazioni di compiacimento verso la Cuba di Cruz e intensi sono i rapporti che intrattieni con il Venezuela di Maduro, è oltremodo semplice definire gli jiadisti taglia-gole, inseriti nella nuova centrale terroristica mondiale, un regime moderato e distensivo.

Eppure tutto il mondo sa che non esistono Talebani “buoni”. Esistono estremisti pazienti o impetuosi. Ma tutti lavorano con impegno e determinazione mediante gli strumenti che offre la macchina sadica del terrore, alla distruzione ideologica dell’Occidente.

A seguito del ritorno dei Talebani sul suolo Afghano, i pentastellati hanno provato più volte a rivalutarli positivamente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *