"La libertà costa cara, molto più cara della schiavitù"

Noi giovani, in pensione a 71 anni

Mentre tra esecutivo e sindacati dei pensionati si discute se attuare un seppur esiguo taglio delle tasse per rilanciare il lavoro e le imprese o destinare quei soldi ad un nuovo e insostenibile aumento delle pensioni, dall’Ocse il dato che dovrebbe far rabbrividire la nostra classe dirigente. Chi inizia a lavorare ora, potrà godere della propria pensione, superati i 71 anni.

Un allarme, lanciato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che pone ancora una volta l’attenzione sui consueti problemi strutturali che attanagliano il nostro Paese: dalla “vecchiaia” – nel 2050 il 74% della popolazione italiana avrà oltre 65 anni – a politiche pubbliche insostenibili, dispendiose e dal rapido ritorno elettorale (messe in essere anche dal centrodestra) passando per una crescita vertiginosa della spesa pensionistica, che si attesta ad oggi intorno al 16.8% del PIL.

Ma il problema più grande è la mancanza per quanto riguarda una parte della nostra classe politica di una prospettiva che superi gli ultimi sei mesi antecedenti alle elezioni. L’incapacità di comprendere come le priorità dei giovani, specie coloro i quali sono resilienti ad un progressismo social imperante che si intesta la bandiera delle grandi battaglie giovanili, non siano solo il salvataggio del pianeta, l’identità di genere e la legalizzazione delle droghe leggere, come i media mainstream e certe fazioni politiche promettono di accollarsi, ma anche la possibilità di acquistare casa e mettere su famiglia e non lavorare fino al proprio cedimento fisico e psicologico.

Eppure il dibattito sulla prossima legge di bilancio, infervorato da CGIL, CISL e UIL, i sindacati degli ex-lavoratori, che ridefinisce le spese per il prossimo anno solare, è nuovamente incentrato sui classici temi della tutela della sicurezza dei lavoratori (impossibile, come si è visto quest’anno più di tutti, mediante la semplice regolamentazione), delle pensioni e andando nella direzione della demolizione della flessibilità lavorativa; il tutto condito con della scellerata e quanto mai irresponsabile espansione della spesa pubblica. Come se negli ultimi due anni non ne avessimo fatta a sufficienza.

Il nostro sogno di poter guardare con ottimismo al futuro, certi dell’impegno della nostra classe politica affinché le cose vadano meglio, sarà destinato a rimanere tale per lungo tempo. Ma tra 50 anni, quando saremo degli scheletri operanti, ci potremmo comunque vantare di poterci recare, in pausa pranzo, chissà, nel bagno fluido della nostra azienda.

Mario Draghi e Maurizio Landini, segretario della Cigl, al braccio di ferro sulla Legge di bilancio.

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